Giurisdizioni Offshore

“Tax Haven” letteralmente ha il significato di “rifugio dal fisco” e nel linguaggio comune tale espressione viene spesso tradotta in “paradiso fiscale“, forse anche per la confusione tra haven – rifugio e heaven – paradiso. In realtà ciò che la locuzione raffigura è una situazione in cui vi sono norme fiscali che consentono ad attività economiche, investimenti, redditi, trasferimenti di beni e diritti, di non attrarre tassazione o di essere soggette ad una comparativamente molto ridotta o di ridurre il carico fiscale complessivo altrimenti gravante sul contribuente. La nozione di Tax Haven è pertanto molto relativa; sul piano internazionale poi la relatività consiste non solo nel tipo di tassazione che si riesce ad evitare, ma anche dal suo livello, cioè relativamente al livello che si avrebbe senza ricorrere al paradiso fiscale. E’ di sicuro interesse mettere in evidenza come tali “porti sicuri” siano utilizzati sia da persone fisiche, che da persone giuridiche. In tal modo questi territori si caratterizzano anche in relazione alla categoria di redditi ivi tassati o meno. Ciò premesso, è opportuno evidenziare quali sono i criteri utilizzati per la connotazione dei paradisi fiscali. In base ad un primo criterio, si può distinguere tra Tax Haven interni ed esteri. I primi sono quelli cui può accedere chiunque, anche e soprattutto i residenti, avvalendosi di specifiche esenzioni od agevolazioni ovvero sfruttando lacune del sistema fiscale. I secondi invece sono quelli riferiti al compimento di atti giuridici in un paese diverso da quello della residenza, che comportano la presa di posizione del contribuente di fronte ad un differente ordinamento tanto legislativo quanto tributario. In relazione ad un secondo criterio invece la distinzione operata, in ottemperanza con quanto detto sopra, è tra Tax Haven personali e Tax Haven societari. La definizione dei primi si ha in relazione a quei luoghi che riparano dal fisco il reddito personale e / o gli atti di disposizioni non derivanti da attività commerciali; per i secondi invece il riparo è dal compimento di attività commerciali, difficilmente inerenti imprenditori individuali e più frequentemente inerenti compagini societarie ampie. L’ultimo criterio infine adottato è quello relativo all’attività che viene “riparata” ed individua i seguenti tipi:
  • acquisto e rivendita di beni.
  • intermediazione commerciale
  • partecipazioni azionarie.
  • concessione di licenze e cessione di diritti.
  • banche ed attività finanziarie.
  • assicurazioni.
  • prestiti.
  • produzione industriale.
  • beni immobili.
  • utili da capitale.
  • interessi su depositi bancari.
Tali criteri contribuiscono a comprendere la complessità della materia, la quale sta vivendo un’ulteriore fase di sofisticazione e di interventi di governi (tanto quelli interessati alla riduzione dei paradisi, tanto quelli orientati alla loro creazione), multinazionali, professionisti ed operatori economici ad ogni livello. In linea generale, per troppo tempo le giurisdizioni offshore o paradisi fiscali sono state considerate, secondo uno stereotipo comune, come i luoghi in cui miliardari nascondevano i loro averi da un fisco considerato troppo rapace oppure come rifugio per occultare capitali di dubbia provenienza. Come accade per la maggior parte degli stereotipi, i miti e le leggende prolificano, allontanandosi spesso dalla realtà: il ruolo dei centri finanziari offshore è oggi molto diverso da quello che molti percepiscono. I centri finanziari offshore che godono di un’ottima reputazione agiscono secondo standards globali di trasparenza ed efficienza e contribuiscono al funzionamento e alla competitività del mercato. E’ quindi venuto il momento di dissipare gli stereotipi che hanno condotto a giudicare in modo severo il ruolo vitale dei servizi finanziari offshore. Una delle leggende che spesso e’ collegata ai centri finanziari offshore e’ che degli stessi beneficino soltanto i ricchi e i potenti. Le Isole Cayman e gli altri centri finanziari offshore sono in stretta competizione tra loro per offrire l’ambiente più adatto e conveniente all’afflusso di capitali internazionali. Un mercato così competitivo permette dunque alle aziende di assicurarsi servizi finanziari ad un costo più favorevole. Queste efficienze hanno effetti favorevoli sulle aziende, sui consumatori di beni e servizi forniti dalle stesse e sugli azionisti, che possono includere anche settori più deboli, come le organizzazioni no-profit o i fondi pensione del settore pubblico. Un altro mito riguarda il fatto che le aziende e gli investitori operanti in giurisdizioni offshore sono spesso caratterizzati dal bisogno di segretezza. Al giorno d’oggi, i centri finanziari offshore hanno alle spalle un lungo passato in cui hanno svolto attività di promozione dei servizi offerti alla clientela globale. Citando sempre l’esempio delle Isole Cayman, questo ha significato operare secondo i principali e universalmente noti standards internazionali – invece che in assenza di leggi regolatrici, come spesso si ritiene – e questo certamente è stato di aiuto nella crescita sostanziale del settore. Fin dai primi anni – si parla della metà degli anni ’80, le Isole Cayman hanno progressivamente rinforzato i propri canali di cooperazione internazionale, perfezionando le proprie leggi e regolato lo scambio di informazioni fiscali. Questi canali includono un accordo sullo scambio di informazioni fiscali che e’ stato firmato con gli Stati Uniti nel 2001 grazie al quale, insieme a un trattato di reciproca assistenza legale sempre con gli USA operante dagli anni ’90, le Isole Cayman e gli Stati Uniti hanno cooperato in circa 230 richieste di assistenza su questioni criminali. Un altra delle leggende associate alle giurisdizioni offshore e’ che queste sfruttano a proprio vantaggio i regolamenti fiscali degli altri paesi e offrono asilo incoraggiando l’evasione fiscale. Ritornando all’esempio delle Isole Cayman, gli investitori e i professionisti finanziari spesso scelgono questa giurisdizione per la sua neutralità fiscale. Questo significa semplicemente che le aziende e le loro specifiche attività corporate, che spesso coinvolgono due e più nazioni, non sono soggetti ad ulteriori livelli di tassazione oltre a quelle applicate dalla nazione di provenienza, che è il luogo di destinazione finale del flusso dei capitali e il luogo in cui vengono tassati. Una situazione analoga si è verificata anche in USA: molte aziende statunitensi hanno trasferito la propria sede in Delaware, Nevada, Colorado e Texas dove hanno potuto trarre vantaggio dal risparmio fiscale e dalle efficienze conseguenti ad avere stabilito la propria sede legale in questi stati. Queste scelte però non sono state considerate losche o particolarmente collegate a un desiderio di evasione fiscale. I centri finanziari offshore, secondo un’ulteriore leggenda, favoriscono le attività illecite e non sono soggetti a leggi e/o regolamenti. Le Isole Cayman hanno molte leggi e direttive che regolamentano un ampio spettro di attività finanziarie che possono tranquillamente competere con gli standards seguiti da ogni parte del mondo. Il monitoraggio di complesse attività finanziarie (che movimentano milioni di dollari ogni giorno) può essere efficacemente portato a compimento solo regolando servizi finanziari che negli altri regimi finanziari globali mancano di una completa legiferazione, come i trusts, per citare un esempio classico. In più i governi delle Isole Cayman investono e hanno investito in modo significativo nella legislazione e nel combattere i crimini finanziari cross-border. Le leggi in vigore nelle stesse isole sono state approvate e testate sul campo da organizzazioni internazionali come l’ OCSE. Le Isole Cayman continuano a partecipare e a collaborare ai controlli delle organizzazioni internazionali anche per assicurare l’integrità delle proprie leggi. A causa delle necessità e delle aspettative di mercato, i centri finanziari offshore, per avere successo, devono essere in grado di fornire servizi finanziari altamente professionali, sofisticati, che operano in infrastrutture moderne e nella totale legalità. Molte delle principali aziende finanziarie che hanno posizioni di primo piano a livello globale, hanno registrato la propria presenza nelle Isole Cayman. E’ quindi arrivato il momento di focalizzarsi sulla realtà piuttosto che credere a miti e leggende. I centri finanziari offshore sono diventati sempre di più critici catalizzatori economici nel sistema economico dei giorni nostri, caratterizzato da operazioni finanziarie cross-border, con veloci transazioni e mercato aperto. La loro continuativa e singolare concentrazione sulla trasparenza e su un appropriato livello di regolamentazione e’ fondamentale per una vitale, dinamica attività economica, che abbia anche ottime capacità di ripresa in caso di crisi o stagnazioni.