Il segreto n.16 dell'escapologia fiscale

Tutto il mondo avrebbe bisogno di formazione SEGRETO In questo segreto si parla di formazione professionale dal punto di vista fiscale. Gli imprenditori “disinibiti “ sanno che nella maggior parte dei casi i costi sostenuti per la formazione non sono messi sotto la lente di ingrandimento da parte dell’agenzia delle entrate se congrui rispetto al volume d’affari. COMMENTO Secondo questo segreto l’imprenditore potrebbe utilizzare fatture aventi ad oggetto attività di formazione, in quanto tali costi non sono ritenuti contestabili da parte dell’agenzia delle entrate se congrui in base al volume di affari dichiarato. Tali costi consentirebbero quindi sicuramente all’imprenditore un risparmio fiscale in termini di Ires e Irap. Ma quali sono le conseguenze per chi utilizza tali strumenti? L’imprenditore disinibito dovrebbe sapere che sta commettendo il reato più grave previsto dalla normativa penale tributaria, ovvero la presentazione di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Il reato di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti pone le basi per il crimine di cui all’art. 2 – dichiarazione fraudolenta – realizzando appieno quel fine di consentire a terzi l’evasione; reato che, tra l’altro, non ha neppure una soglia minima di punibilità: anche una fattura falsa di un solo euro integra la fattispecie! La pena prevista è la reclusione da 18 mesi a 6 anni “per chiunque al fine di evadere le imposte sul valore aggiunto o sui redditi, indica elementi passivi fittizi nelle dichiarazioni annuali, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.” Va precisato che la definizione di “fatture o altri documenti” include qualsiasi documento con cui il soggetto possa provare l’esistenza di costi deducibili o imposte detraibili. La nozione di operazione inesistente appare particolarmente ampia, includendo:
  • le operazioni mai effettuate (cosiddetta inesistenza oggettiva): si pensi alla fattura di acquisto di un servizio, che in realtà non ho mai acquistato;
  • le operazioni effettuate, ma per le quali è stato indicato in fattura un importo diverso, generalmente superiore (cosiddetta sovrafatturazione): si pensi ad un bene acquistato per 100, ma per il quale ricevo una fattura di 600; si noti che in tal caso la maggiore imposta indicata è pienamente esigibile nei confronti del cedente (art. 21 DPR 633/1972), pur non essendo detraibile per il cessionario in quanto operazione parzialmente inesistente;
  • le operazioni effettuate, per importo corrispondente, ma tra parti diverse (cosiddetta inesistenza soggettiva): si tratta di un aspetto particolarmente delicato, perché in tal caso l’acquisto è stato realmente effettuato, ma da un fornitore o verso un cliente diverso da quello indicato nella fattura.

La cosiddetta inesistenza soggettiva è proprio quella che ritroviamo nel nostro segreto dove il giovane Filippo acquista il servizio, ma questo viene fatturato all’imprenditore disinibito.

Nel caso quindi che sia accertata l’assenza dell’operazione, le conseguenze possono essere davvero gravi perché viene escluso che possa configurarsi la buona fede del cessionario o committente, il quale sa bene se ha effettivamente ricevuto o meno una determinata fornitura di beni o prestazione di servizi.

Nel caso di società poi, l’emissione di fatture per operazioni inesistenti potrebbe far scattare il reato di false comunicazioni sociali dal momento che vengono esposti in contabilità fatti materiali che non rispondono ad una concreta o veritiera realtà e vengono omessi dati o informazioni la cui comunicazione è prevista da disposizioni normative. Nella fattispecie, la Cassazione ha ritenuto configurabili i gravi indizi di reato in relazione all’annotazione in bilancio di flussi in entrata di somme di denaro riconducibili all’emissione di fatture per operazioni inesistenti e a comportamenti finalizzati all’evasione fiscale.

Pesanti le conseguenze anche nel caso di un eventuale fallimento che coinvolga la società, perché in tal caso (posto che la fattura falsa sarà stata comunque materialmente pagata ed i relativi soldi saranno finiti nelle tasche dell’imprenditore) si configurerebbe l’ennesimo reato, ovvero la bancarotta fraudolenta per distrazione (non nel senso di essere distratti, ma nel senso di distrarre risorse dall’impresa), che prevede la reclusione da tre a dieci anni.

Chi risponde per i reati tributari connessi alle fatture per operazioni inesistenti e per gli eventuali reati societari e fallimentari? Nel caso di ditta individuale ne risponde ovviamente l’imprenditore, mentre nel caso di società ne rispondono gli amministratori, o comunque, nella loro veste di amministratori di fatto, coloro che hanno materialmente agito.

Tali comportamenti poi sono anche facilmente smascherabili, atteso che dimostrare di aver svolto effettivamente attività di formazione richiede “pezze d’appoggio” specifiche (materiale didattico, schede di iscrizione, attestati di partecipazione, ecc.) che non è sempre facile ottenere o predisporre.

A cura di Ida Dominici – ODCEC Perugia