Il segreto n.17 dell'escapologia fiscale

Deduzione auto al 100%

SEGRETO La presunzione di chi non conosce le presunzioni! In questo segreto, dal titolo “apparentemente provocatorio” (cit. escapologo), si svela come un imprenditore “disinibito” possa dedurre integralmente il costo delle autovetture aziendali, qualora sia in grado di dimostrare l’uso di due autovetture: la prima, una Fiat Panda di 26 anni (pertanto non soggetta alla tassa di possesso!) che l’imprenditore utilizzerà per gli spostamenti “privati”, la seconda, una fiammante AUDI, utilizzata invece per uso professionale. Visione decisamente opinabile, come espressamente ammesso dallo stesso Escapologo, “soprattutto considerando l’orientamento degli organi di controllo, ma di fatto la legge gli dà ragione e ha già superato l’esame dell’Agenzia delle Entrate durante l’ultimo controllo che ha subito.” (affermazione della quale ci permettiamo di dubitare)

COMMENTO L’argomento è uno dei grandi classici che, immancabilmente, si presentano ogni volta che si affronta la fiscalità delle autovetture con i clienti degli studi.

La disciplina delle auto aziendali è stata nel corso degli anni oggetto delle più disparate invenzioni/elucubrazioni (si pensi alle vetture per “uso-ufficio” utilizzate più o meno propriamente dai professionisti, oppure ai potenti SUV che venivano immatricolati come autocarri strumentali) tanto da essere oggetto di una nutrita giurisprudenza, spesso “poco” favorevole al contribuente più o meno disinibito.

Ora è ormai noto ai più, e pare anche al nostro escapologo, come la deducibilità dei mezzi di trasporto sia disciplinata dall’art. 164 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, secondo il quale è interamente deducibile il costo sostenuto per l’utilizzo di veicoli destinati ad essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali per l’esercizio dell’attività propria dell’impresa, mentre in merito alla detraibilità ai fini IVA vige l’art. 19-bis1 del D.P.R. 633/1972, che definisce in maniera ancor più restrittiva l’utilizzo esclusivo per l’esercizio dell’impresa.

Alcuni esempi di veicoli esclusivamente strumentali sono: 1. Le autovetture o i motocicli utilizzati dalle autoscuole; 2. Le autovetture utilizzate dalle imprese di autonoleggio; 3. Le autovetture utilizzate dalle imprese di pompe funebri

L’autovettura quindi non solo deve essere strumentale ma è necessario che la presenza del veicolo stesso sia indispensabile all’esercizio dell’attività dell’impresa in quanto, la sua assenza lo renderebbe di fatto impossibile. Questa è da sempre la linea di condotta dell’Agenzia delle Entrate in sede di verifica; ed anche la giurisprudenza non si discosta praticamente mai da questi criteri.

In assenza quindi dei requisiti citati, operano due tipi di presunzioni di utilizzo di uso promiscuo dell’autovettura: a) una, ai fini delle imposte dirette, di tipo assoluto, che pertanto non ammette prova contraria; b) l’altra, ai fini IVA, di tipo relativo, che pone a carico del contribuente l’onere della prova per dimostrare l’uso esclusivamente aziendale dell’autovettura; dimostrazione resa ancor più ardua dalla facilità con la quale vengono tracciati gli spostamenti delle moderne autovetture, basti pensare ad esempio ai navigatori e antifurti satellitari, o più semplicemente agli ormai diffusissimi apparati Telepass per il pagamento dei pedaggi autostradali, attraverso i quali risalire a spostamenti a titolo personale.

Restando quindi in tema di presunzioni sorge spontaneo il dubbio se siano più forti quelle di tipo legale appena sopra citate, o quella dell’imprenditore disinibito che, ritenendo facilmente superabili le prime, è convinto di poter legittimamente beneficiare della deduzione dei costi e la detrazione IVA per l’auto aziendale al 100%.

I pilastri sui quali si basa la tesi sostenuta nel Manuale di escapologia fiscale sono: a) Il possesso di un’auto funzionante in garage intestata all’imprenditore possibilmente parcheggiata di fianco all’ufficio. b) La conservazione e produzione di note spese comprovanti degli spostamenti fatti con l’auto aziendale per scopi esclusivamente per l’attività professionale (e qui sarebbe utile chiarire se siamo in presenza di reddito di impresa piuttosto che di arte o professione poiché la differenza non è del tutto irrilevante ai fini dell’argomento in questione).

Con questi accorgimenti, apparentemente semplici ma evidentemente ignoti ai più, non può non essere dimostrata, a detta del nostro escapologo, la strumentalità dell’autovettura del nostro imprenditore, a prova di qualsiasi accertamento fiscale.

E infatti il nostro “imprenditore disinibito”, fonte di ispirazione del diciassettesimo <>, asserisce di essere riuscito (??) a superare ogni tipo di presunzione di utilizzo promiscuo dell’autovettura, allorquando, in occasione dell’ultimo controllo fiscale ha dichiarato: “Io non vado mai, e ripeto mai, in giro con la mia auto per motivi personali. Quando mi sposto con la mia Audi, vado sempre per lavoro, per incontrare clienti o collaboratori.” E infine: “La mia auto personale è parcheggiata qui fuori dall’ufficio, vengo sempre al lavoro con quella e poi mi sposto con quella aziendale per gli impegni di lavoro.”

Come tutti i trucchi resta però, agli occhi di noi poveri e sprovveduti lettori un dubbio: chissà quali saranno stati gli esiti dell’accertamento fiscale. I funzionari dell’Agenzia delle Entrate avranno creduto e quindi ratificato come valido il comportamento dell’imprenditore “disinibito”, mai fuori dall’orario di lavoro, che usa spostarsi per scopi privati, quindi con moglie e figli, a bordo di una vecchia Fiat Panda, mentre dichiara e dimostra che tutti gli spostamenti effettuati con la sua Audi sono per motivi professionali, come testualmente riportato a pag. 73 del manuale di Escapologia Fiscale?

Probabilmente non lo sapremo mai. D’altronde si tratta di un <>!!

A cura di Roberto Neri – ODCEC Pistoia