Il segreto n.21 dell'escapologia fiscale

Libri di testo o cancelleria

SEGRETO In questo “segreto” viene affrontato il tema della vita agiata dell’imprenditore che ha figli e che deve pagare i libri di testo. Ma i libri di testo non si comprano nella maggior parte dei casi in negozi che vendono anche cancelleria per ufficio? E se cambiassimo l’oggetto della fattura da libri a cancelleria, coinvolgendo in questo caso anche un altro imprenditore disinibito? Certo, potremmo rischiare il penale, ma vuoi mettere con la possibilità di dedurre integralmente il costo ed avere così un vantaggio fiscale di circa il 50% (IVA+IRAP+IRPEF+INPS)?

COMMENTO Questo fantastico “segreto” potrebbe avere dei risvolti interessanti anche dal punto di vista penale, ma iniziamo da quelli fiscali…

Secondo questo “segreto” gli imprenditori disinibiti chiedono di modificare la descrizione della fattura indicando invece che l’acquisto di libri di testo per i figli, l’acquisto di cancelleria per l’ufficio (risme di carta, pennarelli, matite, gomme, ecc). Si ritiene infatti che in caso di controllo, gli Uffici accertatori non contesteranno questi acquisti in quanto necessari all’impresa.

L’imprenditore disinibito confida nel concorso di un altro imprenditore disinibito perché solo così potrebbe portare avanti il suo piano che porta con sé anche sviluppi penali.

Ai fini fiscali, presentando quindi attraverso una o più dichiarazioni infedeli, un reddito o un valore della produzione imponibile inferiore a quello accertato si applica la sanzione dal 90% al 180% della maggiore imposta dovuta elevata dal 135% al 270% quando la violazione è realizzata mediante l’utilizzo di documentazione falsa o per operazioni inesistenti, mediante artifici o raggiri, condotte simulatorie o fraudolente (d.lgs. n. 158/2015).

Sotto il profilo penale, invece trovano applicazione le norme dettate dal d.lgs. 74/2000 sui reati tributari, infatti, la condotta delittuosa in esame, porterà all’utilizzo di tali documenti falsi e quindi al concretizzarsi dei reati di cui all’art. 2 – dichiarazione fraudolenta – e all’art. 8 realizzando appieno quel fine di consentire a terzi l’evasione. Sono reati legati dall’unicità del fine, nel senso che il primo (art. 8) costituisce il mezzo normale per realizzare il secondo (art. 2): normalmente accade che chi emette la fattura falsa, intestandola a un certo soggetto (il potenziale utilizzatore) si è prima accordato con l’utilizzatore stesso, ovvero ha accolto la sua istigazione.

Nello specifico l’art. 2 testualmente recita: Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti 1. E’ punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni relative a dette imposte elementi passivi fittizi. 2. Il fatto si considera commesso avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti quando tali fatture o documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie, o sono detenuti a fine di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria.

E l’art. 8: Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti 1. E’ punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, emette o rilascia fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. 2. Ai fini dell’applicazione della disposizione prevista dal comma 1, l’emissione o il rilascio di più fatture o documenti per operazioni inesistenti nel corso del medesimo periodo di imposta si considera come un solo reato.

Siamo così sicuri di voler rischiare un procedimento penale per un risparmio davvero irrisorio dato che l’importo di tali fatture si aggirerebbe sui 500-1000 €?

Ovviamente ricordiamo anche ai colleghi “disinibiti” che si potrebbe incorrere nell’applicazione dell’art. 110 c.p., ovvero nel concorso di persone nel reato, in quanto la deroga prevista dall’art. 9 del d. lgs. preso in esame precedentemente, in taluni casi, non opererebbe.

A cura di Serena Evangelisti – ODCEC Catania