Il segreto n.27 dell'escapologia fiscale

Infortuni e premorienza

SEGRETO In questo “segreto” si affronta il tema dei prodotti assicurativi. Il tema principale è l’assicurazione dell’amministratore, che, essendo il “cuore” dell’attività economica della propria azienda, vuole tutelarla stipulando una assicurazione in caso di propria malattia/infortunio/morte. Secondo l’autore, l’imprenditore cosiddetto “disinibito” fa pagare all’azienda tali polizze, invece di pagarla con i propri denari; il contratto dunque vedrebbe la società come contraente, l’imprenditore come assicurato, e la famiglia dell’imprenditore come beneficiario. In tal modo, la società dedurrebbe il costo con relativo risparmio di imposte, superiore al risparmio che avrebbe l’imprenditore detraendo tale polizza dai propri redditi.

COMMENTO Preliminarmente, si osserva che il “segreto” non svela nulla di nuovo, nella misura in cui il soggetto assicurato sia la persona che “regge” l’impresa (amministratore, nelle società), e beneficiario sia la società stessa. In tale fattispecie, infatti, non c’è nulla di straordinario nella decisione di far pagare con il denaro sociale i premi necessari; anzi, in questo caso è più che normale e giusto che ciò avvenga.

Oltre a non dire nulla di nuovo, il “segreto” contiene tuttavia una “fotografia” contrattuale che ha qualcosa di diverso dal precedente schema e che ne snatura i risultati. Il beneficiario infatti non è la società, ma le persone dei familiari dell’imprenditore o l’imprenditore (amministratore) stesso. Questa modifica fa sì che la spesa, pagata dalla società, non può più dirsi diretta a tutelare la stessa, bensì un estraneo, con la conseguenza che essa, pur restando un costo deducibile, diventa altresì un (normalissimo) “compenso in natura” erogato all’amministratore/imprenditore, che in quanto tale verrà assoggettato ad imposte e contributi previdenziali, nella misura prevista dalla legge, a carico di entrambe le parti ( o in alcuni casi addirittura solo del beneficiario!).

L’estraneità dell’operazione a quelle aziendali è d’altronde implicita nella chiosa che si ritrova negli ultimi due capoversi, laddove si fa paragone con i risparmio fiscale derivante dal pagamento personale del premio. Si ammette, involontariamente, la destinazione esclusivamente personale di tale costo, cosa che gli attribuisce inequivocabilmente la veste di “compenso in natura”.

In conclusione, il “segreto” illustrato non si può affatto considerare un escamotage per un risparmio fiscale, in quanto anzi rappresenta una operazione che genera materia imponibile (e previdenziale) in capo al cosiddetto “imprenditore disinibito”, esattamente come avviene per qualsiasi emolumento corrispostogli.

A cura di Danilo Sciuto – ODCEC Catania