Il segreto n.3 dell'escapologia fiscale

L’oggetto non è un complemento d’arredo

SEGRETO In questo segreto si parla dell’oggetto sociale delle società di capitali. Il consiglio che viene dato è di inserire nell’oggetto sociale in statuto “il massimo delle attività possibili”, invece di un oggetto sociale breve e conciso. Viene poi fornito un esempio di oggetto sociale con una serie di attività che va ad integrare l’attività principale svolta dall’imprenditore disinibito. Inoltre, si spiega che mentre nel resto del Mondo l’oggetto sociale indica “tutto ciò che è consentito dalla legge”, per il Fisco italiano vale il principio di inerenza, che permette di dedurre un certo tipo di costi e di emettere fatture o riceverle solo se inerenti l’oggetto sociale dell’impresa.. Infine si spiega che, qualora si volesse cambiare “il core business dell’attività”, un oggetto sociale ampio permette di evitare i costi di successive modifiche tramite atto notarile.

COMMENTO Il “segreto”, in gran parte, non fa altro che svelare una semplice constatazione (melius abundare quam deficere) oltre che aspetti già conosciuti agli imprenditori.

L’oggetto sociale è in sostanza il “programma economico” della società, per cui la descrizione in modo specifico, quindi non necessariamente concisa, viene fatta indicando congiuntamente il genere di attività (produzione e/o commercio o prestazione di servizi) e il settore o i settori merceologici nei quali tali attività andranno svolte. L’ampiezza e dettaglio dell’oggetto sociale, possono però rivelarsi un’arma a doppio taglio.

Da una parte, nel caso di unico socio e amministratore, il professionista consiglierà e l’imprenditore sceglierà di avere un oggetto sociale il più ampio e dettagliato possibile, per consentire di svolgere più attività o di variarle nel tempo senza dover passare per una modifica dell’oggetto sociale tramite atto notarile.

Dall’altra, nel caso di più soci, non è detto che tutti abbiano le stesse preferenze sulle attività da svolgere mediante il capitale di rischio conferito, perciò un oggetto sociale non eccessivamente generico ma descritto in modo specifico è una tutela nei confronti dei soci.

Infatti l’oggetto sociale costituisce un limite dei poteri: 1. degli amministratori (per il compimento di atti estranei o eccedenti l’oggetto sociale), per cui i soci possono promuovere un’azione di responsabilità o richiedere l’inefficacia dell’atto; 2. della maggioranza dei soci rispetto ai soci di minoranza in disaccordo, che possono recedere dalla società in caso di modifica dell’oggetto sociale.

Tuttavia, in caso di eventuali operazioni che non rientrano nell’oggetto della società, ma che siano comunque nell’interesse della società stessa, può essere adottata una apposita delibera di autorizzazione, per evitare eventuali rischi di contestazione da parte dei soci.

Riassumendo, va fatta una valutazione a seconda delle situazioni.

A riguardo invece del ben noto “principio di inerenza”, l’inerenza del costo si valuta non tanto rispetto all’oggetto sociale ma considerando in concreto l’attività esercitata complessivamente dall’impresa, le dimensioni (cosiddetta “inerenza quantitativa”) e le esigenze imprenditoriali, per cui deve sempre sussistere un collegamento tra la spesa sostenuta e l’attività svolta dall’impresa.

Specificando ulteriormente il concetto di inerenza tramite la copiosa giurisprudenza: ● “è inerente è tutto ciò che – sul piano dei costi e delle spese – appartiene alla sfera dell’impresa, in quanto sostenuto nell’intento di fornire a quest’ultima un’utilità, anche in modo indiretto. A contrario, non è invece inerente all’impresa tutto ciò che si può ricondurre alla sfera personale o familiare dell’imprenditore, ovvero del socio o del terzo”; ● le spese strettamente necessarie alla produzione del reddito, o comunque fisiologicamente riconducibili alla sfera imprenditoriale, possono ritenersi intrinsecamente inerenti all’attività dell’impresa; ● l’inerenza è relativa alla “funzione dei beni e dei servizi acquistati”, ovvero alla “ragione” della spesa riconosciuta e contabilizzata; ● il costo non deve essere necessariamente collegato a una specifica componente di ricavo, ma è sufficiente che sia riferibile in senso ampio all’impresa, ovvero che tale onere sia “stato sostenuto al fine di svolgere un’attività potenzialmente idonea a produrre utili”.

Per cui non si può certamente affermare, come fa l’autore, che aumentando al massimo le attività potenziali nell’oggetto sociale, si possano poi semplicemente considerare inerenti e quindi dedurre costi che non hanno nulla di inerente (es. spese totalmente personali del socio/amministratore). Anche perché l’inerenza verrà, in sede di verifica, valutata in concreto sulla base dell’attività effettivamente svolta, e non in astratto sulla base di attività che la società potrebbe svolgere ma di fatto non svolge.

A cura di Tiziano D’Angelo – ODCEC Padova