Il segreto n.30 dell'escapologia fiscale

Semplice Controllo o Polizia Tributaria

SEGRETO In questo segreto l’escapologo spiega le differenze tra i vari tipi di controlli fiscali che l’imprenditore può subire e come dovrebbe gestirli da “disinibito”.

COMMENTO In questo “segreto” l’escapologo non fa altro che elargire delle nozioni che un mediocre commercialista potrebbe spiegare in maniera piuttosto esauriente ai propri clienti: intanto basti pensare che persino un ragazzino figlio di un imprenditore medio è a conoscenza del fatto che i controlli possono essere svolti da due organi: Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate.

Dopo aver spiegato che degli omini in divisa color senape o in abiti civili si presentano in azienda, consiglia all’imprenditore disinibito un comportamento ispirato alla gentilezza, al relax e alla fermezza.

Fermo restando che la perduta arte della gentilezza dovrebbe guidare i comportamenti di tutte le parti in gioco (verificato e verificatore), non saranno certo il relax o la fermezza a evitare nefaste conseguenze a coloro che hanno tirato troppo la corda nella gestione del proprio rapporto con il fisco!

Il burbero imprenditore che va su tutte le furie a causa della visita, potrebbe avere tutte le carte in regola, così come al contempo il fermo e rilassato discepolo dell’escapologo non riuscirà certo con questo affabile atteggiamento a corrompere o confondere i verificatori.

Il mago del fisco italiano consiglia quindi di chiedere il motivo della visita. Non c’era certo bisogno che si scomodasse, perché già il legislatore del 2000 che ha steso lo “Statuto del contribuente” ha previsto che “Quando viene iniziata la verifica, il contribuente ha diritto di essere informato delle ragioni che l’abbiano giustificata e dell’oggetto che la riguarda, della facoltà di farsi assistere da un professionista abilitato alla difesa dinanzi agli organi di giustizia tributaria, nonché dei diritti e degli obblighi che vanno riconosciuti al contribuente in occasione delle verifiche”.

La banalità con la quale l’escapologo tratta delle tipologie di attività istruttoria che può essere svolta dai verificatori è disarmante: egli parla di “controllo” e “ispezione”, laddove i professionisti abilitati alla difesa (citati nella norma prima richiamata) sanno bene che le categorie sono tre: accessi, ispezioni e verifiche, senza contare gli altri mezzi in possesso degli enti per venire a conoscenza di informazioni sull’azienda verificata (ad esempio richieste a fornitori o clienti).

Nel caso degli “accessi” (solitamente brevi controlli finalizzati a verificare delle determinate operazioni: ad esempio un controllo sull’utilizzo di un credito d’imposta) rientra nella prassi la prosecuzione dell’attività di verifica presso lo studio del commercialista depositario delle scritture contabili; il mediocre commercialista infatti consegna al cliente un documento che attesta che egli tiene le scritture contabili, (documento a dire il vero anche superfluo nella maggior parte dei casi). Ora… rispondete, lettori: secondo voi qual è la prima cosa che viene in mente all’imprenditore quando riceve una visita dei verificatori finalizzata anche a un controllo breve? Avete indovinato: chiamare subito il commercialista. Ebbene sì, ritengo che il 99,99% degli imprenditori arrivi a tale conclusione anche senza tale consiglio “segreto” dell’escapologo.

Passiamo alla fase della “ispezione” che comprende evidentemente anche quella della verifica, non citata dal nostro eroe: egli comincia a sciorinare una serie di nozioni assolutamente banali di cui ogni professionista è a conoscenza.

Per un bravo difensore tributario l’art.12 dello Statuto del Contribuente fa parte delle preghiere quotidiane e il suo contenuto è tutt’altro che “segreto”. Il difensore (quello vero) sa bene che la verifica deve essere autorizzata dal capo dell’ufficio (o dal comandante) e che deve arrecare il minor pregiudizio possibile, tanto che nello (s)piacevole caso in cui tale pregiudizio dovesse in realtà abbattersi sull’azienda, egli ne farà un’arma da utilizzare nel successivo contenzioso, al fine di invalidare tutta l’attività dei verificatori.

Anche le altre nozioni sono tutt’altro che segrete: per i soggetti esercenti arti e professioni deve essere presente il titolare o un suo delegato, per l’accesso ad abitazione (o a locali che siano adibiti anche ad abitazione) occorre l’autorizzazione del Procuratore.

Caro escapologo, grazie dei “segreti” che conoscevamo anche quando portavamo i calzoncini corti e che siamo pronti a mettere a disposizione dei nostri clienti, anche quelli che non hanno bisogno di pendere dalle tue labbra.

Tutto quanto accennato con una semplicità disarmante in merito alla possibilità di invalidare tutti gli atti derivanti da una verifica non svolta nel rispetto delle procedure, è il pane quotidiano di ogni difensore tributario, nonché materia sulla quale cui i più illustri docenti di diritto tributario italiano hanno pubblicato decine di testi. Altro che segreti…

Ma può limitarsi il nostro eroe a scrivere in un segreto solamente una serie di nozioni che sono tutt’altro che segrete? Evidentemente no: meglio farcire anche con frottole, menzogne e invenzioni.

Ed allora eccolo affermare che in base all’art.52 del decreto iva (il famoso 633 del 1972), i verificatori non potrebbero eseguire sui pc del contribuente alcuna operazione o acquisire i supporti, tranne che con l’esplicito consenso dei proprietari. Ebbene, l’art.52 così recita: “L’ispezione documentale si estende a tutti i libri, registri, documenti e scritture, compresi quelli la cui tenuta e conservazione non sono obbligatorie, che si trovano nei locali in cui l’accesso viene eseguito, o che sono comunque accessibili tramite apparecchiature informatiche installate in detti locali”. La norma prevede esattamente l’opposto rispetto a quanto sostenuto dal nostro mago che vorrebbe invece tranquillizzare gli imprenditori.

Il segreto si avvia alla conclusione con i consigli sugli atteggiamenti da adottare da parte dell’imprenditore disinibito per gestire l’ispezione. Il primo è da “finto collaborativo”, in quanto nota tutta una serie di violazioni delle procedure (la domanda sorge spontanea: e se non ci fossero, tutte queste violazioni delle procedure?) e fa finta di nulla per invalidare gli atti successivi: e così fu che l’escapologo ha scoperto l’acqua calda da vendere ai difensori tributari; senza di lui non sarebbe venuto in mente proprio a nessuno!

Il secondo atteggiamento è quello “ostativo”: nello stesso caso in cui l’imprenditore disinibito nota tutta una serie di violazioni nelle procedure (e sempre sovviene la spontanea domanda: e se non ci fossero?) le fa notare e BLOCCA l’ispezione: restiamo in attesa di sapere come, nella seconda versione del manuale.

Alla fine, con un briciolo di rinsavimento, scrive in una nota che oggi molti militari della Guardia di Finanza sono estremamente preparati, per cui è meglio chiedere loro con garbo di accomodarsi ed aspettare l’arrivo del difensore tributario. Bravo, escapologo: sei riuscito ad azzeccarne una!

A cura di Antonino Sollena – ODCEC Palermo