Il segreto n.32 dell'escapologia fiscale

Ottenere un prestito di 50.000 € dallo Stato.

SEGRETO In questo segreto si spiega come un imprenditore “disinibito” possa gestire al meglio le proprie finanze posticipando il pagamento delle imposte (dell’IVA in particolare). Se in un anno si deve versare IVA per un importo inferiore alle soglie di rilevanza penale si può omettere tale versamento e tenersi i soldi in tasca in attesa che l’Agenzia delle Entrate ce li richieda, dopodiché si potranno pagare comodamente a rate in un massimo di cinque anni; il tutto con una modesta sanzione (10% del totale) ed interessi legali sulle rate. Alla fine il tasso di interesse equivalente, considerato che prima di un anno e mezzo almeno l’Agenzia non si farà viva, sarebbe decisamente inferiore rispetto ad un finanziamento bancario di pari importo e, per di più, non ci sarebbe bisogno di alcuna istruttoria per ottenerlo!

COMMENTO In questo caso, più che ad un segreto, siamo di fronte ad uno dei “grandi classici” di questi anni di crisi. È esperienza quotidiana di tutti gli studi infatti la difficoltà dei clienti a far fronte tempestivamente ai pagamenti non solo dell’IVA, ma anche delle altre imposte; è normale quindi che l’imprenditore, assistito ovviamente dal professionista, laddove si ritrovi a dover pagare 100 tra dipendenti, fornitori, imposte e contributi ed abbia disponibilità solo di 50 o 80 – perché i clienti non lo pagano con regolarità e/o perché l’attività non gira come dovrebbe – si trovi costretto a fare delle scelte e a dare delle priorità; e visto che i dipendenti sono la prima preoccupazione (perché sarebbero i primi a chiedere il fallimento per accelerare le procedure del fondo di garanzia e riscuotere dall’INPS TFR e ultime tre mensilità), i fornitori seguono a ruota perché sono indispensabili per il funzionamento dell’azienda, i contributi sono fuori dal ravvedimento e per la quota a carico dei dipendenti il mancato versamento costituisce reato, non resta che posticipare quei pagamenti la cui omissione costituisce il male minore; e non c’è dubbio che tra il ravvedimento operoso e la procedura descritta dall’escapologo, il mancato versamento di imposte regolarmente dichiarate costituisca un’opportunità assai allettante per l’impresa in difficoltà finanziaria.

Nulla di segreto quindi, ma comune realtà che quotidianamente ogni commercialista vive all’interno del proprio studio, dove ormai non si contano più le rateizzazioni in piedi per una buona fetta di clientela.

Quello che forse il consulente “disinibito” omette di precisare è che questi comportamenti possono condurre a risultati assai spiacevoli.

In primis perché a non pagare le imposte si fa presto a prenderci gusto e, dai oggi, dai domani, ripetendo tali omissioni tutti gli anni e abituandosi a spendere soldi non suoi, l’imprenditore si ritrova in pochi anni senza nemmeno accorgersene ad essere oberato dai pagamenti rateali; e basta saltare anche una sola rata, pur considerando che il versamento di ogni rata si può ravvedere al massimo entro la scadenza della rata successiva, per ritrovarsi tutto il debito residuo iscritto a ruolo presso Equitalia (o chi la sostituirà) con la sanzione che dal 10% diventa il 30%.

La sanzione poi passa dal 10 al 30% anche qualora nel periodo che intercorre tra l’omesso versamento e l’invio da parte dell’Agenzia dell’avviso di irregolarità dovesse arrivare in azienda un controllo fiscale; caso non frequentissimo ma comunque da tenere in considerazione, specie per coloro che intendessero trasformarsi in “rateizzatori seriali”.

Segreto quindi che rientra nel novero delle banalità che ogni commercialista conosce, ma che comunque va maneggiato con estrema cautela per evitare che sfugga di mano.

A cura di Alessandro Lumi – ODCEC Pistoia