Il segreto n.38 dell'escapologia fiscale

Zone off-limits

SEGRETO In questo segreto l’escapologo spiega come “far sparire” la società, magari perché “alla fine della loro vita”. Vengono quindi spiegate le modalità con cui un consulente impreparato con “troppo pelo sullo stomaco” fa sparire queste società “senza che nessuno ci vada a mettere il naso”.

COMMENTO L’escapologo in questo consiglio si rivolge a quelle società che si trovino in cattive acque (e non), e suggerisce come “farle sparire” senza apparenti responsabilità dei soci e degli amministratori.

In realtà il consiglio già inizia con un avvertimento: “non metterlo in pratica assolutamente”. Nonostante l’apposito disclaimer e il titolo “zone off-limits”, è evidente che già il solo trattare l’argomento incuriosisca il lettore, sicché si impongono talune precisazioni; nella realtà dei fatti il consiglio porta l’imprenditore (nella figura dell’amministratore o del soggetto economico) a commettere innumerevoli reati sia di natura tributaria che non, nonché atti negoziali ovviamente soggetti ad azione revocatoria.

Alla luce di quanto sopra stupisce che il consiglio sia rivolto anche a quelle società in cui non vi siano state attività illecite e distrattive del patrimonio: una società che non abbia mai commesso alcuna attività illecita non ha nulla da temere; anzi, un comportamento del genere porterebbe indurre i terzi (comprese le agenzie di controllo) a pensare il contrario.

Entrando nel dettaglio, occorre distinguere.

Per quanto riguarda le società di persone, resta chiaro che per le obbligazioni sociali antecedenti alla cessione (sia essa una cessione simulata o no) resta sempre responsabile il cedente. Quindi, qualsiasi operazione consigliata non avrebbe alcuna utilità.

Per quanto riguarda le società di capitali sfugge all’escapologo il disposto dell’art. 46 c.c., secondo cui “Nei casi in cui la sede stabilita ai sensi dell’articolo 16 o la sede risultante dal registro è diversa da quella effettiva, i terzi possono considerare come sede della persona giuridica anche quest’ultima”. Tale norma comporta che la notifica di un atto presso la sede effettiva dove il soggetto svolge la sua attività è rituale ed efficace, mentre sfugge il senso della specificazione secondo cui esistono zone in cui l’ufficiale giudiziario non “effettua notifiche”, tenuto conto che si tratterebbe di reato proprio di pubblico ufficiale come tale penalmente perseguibile.

Sotto il profilo delle responsabilità, non è inutile ricordare che l’amministratore resta comunque responsabile delle azioni compiute durante il periodo in carica, anche dopo aver terminato il mandato.

La riforma del diritto societario del 2003 ha inoltre ampliato le responsabilità degli amministratori anche ai soci: l’art. 2476 comma 7 del c.c. infatti precisa che comunque essi sono solidalmente responsabili con gli amministratori quando abbiano intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi.

Peraltro, porre in atto una cessione delle quote come evidenziato nel segreto, in alcuni casi, configura il reato di truffa ed il soggetto interessato ovviamente potrà porrà in essere un’azione revocatoria dell’atto di cessione stesso. Ciò senza considerare che l’art. 11, comma 1, del d.lgs. 74/2000, punisce quegli atti simulati o fraudolenti finalizzati alla sottrazione di beni alla riscossione di imposte.

In conclusione, sconsigliamo fermamente di mettere in atto tali comportamenti, frutto di valutazioni totalmente infondate, e dalle pesanti conseguenze. Infatti qualunque professionista in veste di consulente (sia esso un avvocato, un commercialista, un fiscalista, un consulente del lavoro o un “escapologo”) conscio del suo operato non solo si guarderebbe bene dal consigliare un tale comportamento, ma cercherebbe in tutti modi di dissuadervi.

Il segreto quindi, un consiglio giusto lo contiene veramente. Quello contenuto nelle prime righe: “da non mettere in pratica assolutamente”.

A cura di Simone Urbani – ODCEC Rieti