Il segreto n.39 dell'escapologia fiscale

Liquida e vissero tutti felici e contenti

SEGRETO Premettendo che si tratta di soluzioni fraudolente, di fatto non si ci sottrae nel fornire istruzioni all’ imprenditore disinibito su come prendere le distanze da una società che magari è diventata troppo indebitata o troppo pericolosa, cercando di evitare quindi ogni coinvolgimento.

COMMENTO Con la premessa che le soluzioni prospettate nel segreto sono fraudolente e che l’imprenditore dovrebbe operare scelte nel rispetto della legalità, traendo spunto da una non meglio precisata intervista ad un “imprenditore disinibito”, vengono forniti consigli semplicistici (il più delle volte assolutamente inutili) sul modus operandi da tenere ogni qualvolta si abbia intenzione di prendere le distanze da “errori” che più o meno consapevolmente sono stati compiuti nel corso della vita imprenditoriale.

La tecnica comunicativa usata anche in questo segreto consiste nel far uscire dalla bocca di altri soggetti (non meglio precisati) alcuni consigli fraudolenti che possano risolvere il problema. Ma, anche stavolta, le soluzioni sono apparenti e non mettono al riparo da alcunché. In caso di verifica, o di fallimento, non è poi così difficile ricostruire il disegno criminoso e chiamare a rispondere ciascuno della propria parte di responsabilità. Nell’esperienza di qualsiasi Curatore casi simili sono capitati ed i Pubblici Ministeri non si sono certo fermati, nelle loro indagini, davanti ad una cessione di quote o ad un cambio di amministratore …

Esaminiamo, comunque, i punti fondamentali di tale escape from troubles: 1° step: si parte dalla ricerca di una cosiddetta “testa di paglia” definita come “una persona che ne sa poco di società a cui si racconta un po’ di storia che si preferisce” (a cui rifilare le quote della società gravemente malata prima che sia troppo tardi- ndr) o in alternativa un professionista “super-qualificato” a cui dare ad intendere che il “socio di SRL non ha niente da temere se il capitale è stato interamente versato”.

Si comprende facilmente il ruolo della persona che poco o niente sa di SRL, ma del tutto singolare appare il riferimento al professionista super-qualificato; se si presta al gioco della storiella viene da chiedersi in cosa si sia “qualificato”. All’esito delle indagini, difficilmente potrà sostenere di non sapere, di non aver capito, di essere stato coinvolto suo malgrado… Al contrario, il fatto di essere un professionista lo farà ragionevolmente ritenere il regista di tutta l’operazione.

2° step: il nuovo socio nominerà il nuovo amministratore unico lasciando così il precedente socio-amministratore andare (crede lui ignaro!) per la sua strada libero e tranquillo.

In realtà, ammesso che si trovi un soggetto nullatenente disposto per un pugno di lenticchie ad assumere l’incarico (cosa in realtà non impossibile, in base alla comune esperienza) non opera alcun effetto purgativo della gestione del vecchio amministratore, che continuerà ad essere responsabile, anche in futuro, di tutto il proprio operato effettuato sino al passaggio di consegne.

L’amministratore subentrante non è responsabile della gestione del predecessore ma, qualora nel ricevere l’incarico non adempia all’obbligo di rilevare o porre rimedio alle irregolarità compiute dai precedenti amministratori egli diviene peraltro a sua volta responsabile per violazione degli obblighi di controllo (Tribunale di Milano 08.10.2002, Cassazione 23.02.2005, n. 3774).

3° step: sinteticamente e superficialmente, il nuovo socio metterà in liquidazione la società, nominerà liquidatore il nuovo amministratore e trasferirà la sede legale in una grande città. Dopo di che il liquidatore depositerà il bilancio finale di liquidazione e chiederà la cancellazione della società dal Registro delle Imprese.

A quel punto, secondo il consiglio dell’imprenditore disinibito, la società si estingue e, con lei, tutti i problemi sono sistemati, lasciando chiaramente intendere come i libri contabili e societari possano essere allegramente “smarriti” senza grosse conseguenze per il liquidatore, tanto -si dice- la normativa non è chiara su chi debba archiviarli, chi ne sia il responsabile ecc., e perciò nessuno li verrà mai a ricercare, con buona pace di tutti quanti!

Ammettiamo che il liquidatore “sistemi” il Bilancio Finale di Liquidazione, in modo tale da ottenere la cancellazione. Siamo certi che nessuno si interessi dell’esistenza o meno di quei libri contabili destinati al consigliato falò?

Alcune CCIAA (presso cui è tenuto il Registro delle Imprese) prevedono (secondo la rigida lettura del codice civile) che i libri vengano direttamente depositati presso di loro unitamente al bilancio finale di liquidazione o che vengano tenuti presso il Liquidatore o che venga comunicato il luogo dove questi dovranno essere conservati.

E, comunque, davanti alla cancellazione della società (la cui notizia appare in tempo reale nel circuito informatico cui attingono tutte le visure al Registro delle Imprese) i creditori non staranno certo a guardare.

La società può ancora essere dichiarata fallita entro un anno dalla cancellazione dal Registro Imprese (art.10 Legge Fallimentare) e sotto il profilo tributario può essere soggetta ad accertamento addirittura entro 5 anni dalla sua cancellazione dal R.I. (art.28 comma 4, D. Lgs. 175/2014).

Il Curatore farà le sue verifiche di rito, ricostruirà tutti passaggi, relazionerà al Pubblico Ministero e si aprirà il fascicolo di reato a carico di tutti i soggetti che hanno concorso, i quali dovranno rispondere anche in sede civile del depauperamento del patrimonio sociale a danno dei creditori…

Ed anche l’emulo dell’imprenditore disinibito, che pensava di aver furbamente investito il proprio denaro nella soluzione escapologa, si ritroverà alla sbarra.

A cura di Elena Mucci – ODCEC Pistoia