Il segreto n.4 dell'escapologia fiscale

Anche l’amante è un costo aziendale

SEGRETO Anche per l’escapologo questo segreto è da definire evasivo e/o elusivo e, al contempo, lo sconsiglia. Pur tuttavia fa leva sulla predisposizione al rischio ed all’azzardo che prevale sull’imprenditore spregiudicato e infervorato dalla circostanza che vive, e quindi ci racconta la storia del solito imprenditore disinibito che, sprezzante del pericolo, lo pone in atto. Si tratta, in pratica di assumere l’”amica”(magari beneficiando di uno dei contratti per i giovani lavoratori con riduzione dei contributi), oppure farle prendere partita IVA (magari con un regime agevolato); a quel punto tutte le spese fatte per le scappatelle, quali cene, viaggi, regalini, ecc., diventano costi aziendali deducibili.

COMMENTO Al Fisco non si può impedire di valutare inerenza e congruità. È onere del contribuente provare documentalmente l’effettiva sussistenza dei costi sostenuti e il loro preciso ammontare. Non basta addurne l’avvenuta contabilizzazione.

I costi addebitati per “prestazioni” di consulenza non sono deducibili dal reddito e anche l’Iva è indetraibile quando, a causa di una generica e predefinita descrizione, non risulta possibile verificarne l’inerenza, ovvero la connessione rispetto all’attività svolta, né la loro congruità. È quanto ribadito dalla Corte di cassazione, con la sentenza n. 7214 del 10 aprile 2015.

E’ necessario pertanto che la prova dei costi deducibili sia opportunamente documentata – in modo tale che dalla documentazione relativa si possa ricavare “l’inerenza del bene o servizio acquistato all’attività imprenditoriale, intesa come strumentalità del bene o servizio stesso” rispetto all’attività da cui derivano i ricavi o gli altri proventi che concorrono a formare il reddito d’impresa (cfr Cassazione 16853/2013) – ma, anche, che sia dimostrata la coerenza economica dei costi sostenuti nell’attività d’impresa, ove sia contestata, dall’Amministrazione finanziaria, anche la congruità dei dati relativi a costi e ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni (cfr Cassazione 7701/2013).

A margine tengo ad avvertire il “frivolo” imprenditore che se, per pura fortuna, si riuscisse a camuffare con la GdF e l’AdE le false fatturazioni dell’amante (in regime dei minimi) si correrebbe il serio grosso rischio che i controlli partano anni dopo, quando il rapporto potrebbe non esistere più o essere deteriorato e, allorquando i verificatori chiederanno di riconciliare documenti e testimonianze alla titolare della ditta emittente le fatture in questione la stessa potrebbe chiedere l’elargizione di ulteriori regali per essere credibile o arrivare alla determinazione di “confessare” il tutto per fare sapere la storia ai congiunti dell’imprenditore.

Il costo dell’operazione potrebbe superare di gran lunga tasse, sanzioni ed interessi che si intendevano risparmiare.

A cura di Francesco Vito – ODCEC Messina