Il segreto n.40 dell'escapologia fiscale

Manda i libri in paradiso

SEGRETO Nel segreto in questione si narra di un comportamento desunto da un’intervista ad un imprenditore “disinibito”, definito dallo stesso escapologo come fraudolento, utile a confondere le acque e a cancellare le tracce delle decisioni societarie dal territorio Italiano, spedendo (occultando) i Libri Sociali in Paesi “off-shore” al seguito della delocalizzata sede della società. Ovviamente, solo dopo aver nominato quale amministratore della SRL una c.d. “testa di legno” e dopo aver intestato la proprietà delle quote ad una società compiacente di diritto “off shore”.

COMMENTO Il segreto pare essere una sorta di gioco delle tre carte fatto a carte scoperte; faccio sparire la donna che devi seguire senza nemmeno preoccuparmi di nascondere il trucco. Le conseguenze sono ovvie e, ragionevolmente, non piacevoli.

Il segreto propone una serie di atti affrontati da una società di capitali (es. SRL) già fortemente indebitata, incapace di far fronte alle proprie obbligazioni e i cui amministratori auspichino di liberarsi dalle proprie responsabilità attuando un comportamento ancor più fraudolento e tardivo rispetto alle eventuali colpe gestorie che sono causa del dissesto societario, comunque imputabili alla precedente amministrazione.

In primo luogo, si indica di nominare quale amministratore della società un terzo (cd ‘testa di legno’: soggetto che non abbia nulla da perdere e che sia disposto ad assumere su se stesso i rischi derivanti dalle responsabilità discendenti dall’incarico ricoperto in cambio di presumibili utilità/pagamenti) al fine di fargli eseguire degli atti simulati che abbiano lo scopo di far sparire dalla giurisdizione italiana i libri sociali e con essi, nelle presunzioni dell’escapologo, i reati precedentemente commessi.

La sparizione dovrebbe avvenire tramite una cessione delle quote eseguita per pochi spiccioli ad una società di diritto paradisiaco che, tramite l’amministratore testa di legno e un procuratore della società estera, eseguirà con verbale di assemblea straordinaria il trasferimento della sede della SRL in un paese off shore dove verranno inviati i libri sociali che, possibilmente, andranno fatti sparire “disperdendoli in mare”.

Premettendo che una delocalizzazione non costituisce di per se un reato se risulta essere un’operazione avente carattere sostanziale e non prettamente formale, diviene però del tutto inefficace quando sia configurabile in una mera operazione di trasferimento fittizio.

Nel caso in oggetto basta a riconfigurare quale operazione meramente formale la scarsa attenzione alle previsioni della sede in cui opera l’organo amministrativo e direttivo che, ai sensi dell’art 25 L.218/95, attrae la società all’applicazione della legge italiana. Infatti, se la testa di legno divenuta amministratore unico della società è soggetto residente che opera esclusivamente in territorio nazionale e la società non dimostra di esercitare alcuna attività nel nuovo paese in cui ha ubicato la sede continuando a mantenere il centro dei propri interessi in Italia, la cancellazione della società dal Registro delle Imprese rischia di essere totalmente inefficacie (lo è già ai fini fiscali al solo verificarsi di una delle due condizioni precedenti per espressa previsione dell’art. 73 del TUIR). Inefficacia valida anche per la legge Fallimentare che prevede in ogni caso la possibilità di dichiarare il fallimento dell’impresa entro un anno dalla cancellazione e che, in ogni caso, dovrebbe confrontarsi con l’ipotesi di realizzo fiscale di tutti i componenti dell’impresa che trasferisca la sede in paese extra EU con la conseguente immediata applicazione dell’exit tax prevista dall’art. 166 del TUIR.

Qualsiasi atto eseguito successivamente alle premesse già di per se sterili potrebbe avere, quindi, la conseguenza di aggiungere unicamente nuovi reati e costi al tentativo di frode già posto in essere con le operazioni consigliate.

Forse, come ipotizzato dal nostro escapologo, ci si sottrarrebbe sì alla sanzione amministrativa prevista per la sparizione dei documenti della società ma, di contro, ci si sottoporrebbe a diversi reati tra cui una probabilissima bancarotta documentale e fraudolenta oltre che alla frode e al tentativo di elusione fiscale. Insomma, per nascondere reati amministrativi ed eventuali responsabilità civili si consiglia di commettere reati aventi certi riflessi penali.

In ultimo, ma non meno rilevante, non può non rilevarsi che anche il portafoglio dell’imprenditore disinibito ne verrebbe ampiamente intaccato; ripercorrendo i passaggi proposti dal segreto e facendo due conti veloci, il costo dell’operazione risulta essere assai gravoso. Costo nomina nuovo amministratore unico e relativo compenso per la testa di legno, costo atto di cessione quote, compenso società compiacente, costo procura a soggetto rappresentante nuovo socio unico, costo atto di trasferimento. Insomma, una bella cifretta.

E basta fare una veloce ricerca su Google per rendersi conto di quante persone ogni anno finiscano dietro le sbarre per aver messo in pratica operazioni simili, magari seguendo i consigli scellerati di consulenti “disinibiti” che spesso finiscono a far loro compagnia nelle patrie galere. In estrema sintesi, più che un comportamento da disinibiti pare un azzardo da fessi.

A cura di Paolo Luigi Burlone – ODCEC Novara