Il segreto n.41 dell'escapologia fiscale

Il mito dei 1000€

SEGRETO In questo segreto si sostiene che il limite dei 1.000€ alla circolazione del denaro contante sia in realtà un “mito” e che si tratta di un semplice deterrente. Il segreto rivela che la segnalazione non è così automatica come sembra e che è possibile effettuare/ricevere pagamenti in contanti oltre i 1.000€, oppure prelevare/versare contanti presso gli istituti di credito oltre i 1.000€.

COMMENTO Innanzitutto il cd. segreto è da aggiornare in quanto il limite dei 1.000€ è stato innalzato a 3.000€ dalla Legge di Stabilità 2016 (Legge 208/2015) e pertanto oggi è possibile effettuare operazioni in contanti fino a 2.999€.

Il segreto è evidentemente rivolto ad imprenditori “disinibiti” che sono in possesso di denaro contante che intendono utilizzare per pagare delle regolari fatture o che intendono versare in banca.

È teoricamente vero che è possibile pagare in contanti fatture oltre i limiti suddetti in modo frazionato, ma il frazionamento dell’operazione deve essere frutto di un preventivo accordo fra le parti. Il segreto porta ad esempio una fattura di 4.999,95€ (oggi potrebbe arrivare addirittura a 14.999,95€ !) che riporta 5 scadenze di pagamento di uguale importo a 15gg 30gg 45gg 60gg 75gg e che si sostiene sarebbe tranquillamente pagabile in contanti senza che nessuno incorra in alcuna sanzione.

L’imprenditore “disinibito”, che abbiamo imparato a conoscere leggendo i segreti, è abituato a dover lavorare parecchio per procurarsi tutte le necessarie pezze d’appoggio a rendere inattaccabili le sue operazioni.

Tutti i commercialisti sanno che in fase di controllo fiscale le richieste non si limitano mai alle singole fatture, ma vengono richiesti estremi di pagamento, preventivi, ordini, conferme d’ordine, note di consegna ed eventuali email correlate all’operazione (naturalmente, non avere documentazione, non è buona cosa).

Quindi la fattura che si intende pagare in contanti oltre il limite dovrà essere supportata da documentazione dalla quale si evinca l’intenzione di pagare ratealmente ed in contanti. Leggendo l’esempio proposto risultano quanto mai anomale le scadenze di pagamento ogni 15 giorni (tutti sappiamo che le scadenze abituali sono 30-60-90-120 giorni) e sicuramente risulterebbe anomalo tale pagamento, se confrontato alle altre operazioni poste in essere dall’imprenditore.

In ogni caso questa operazione risulterebbe sospetta in caso di verifica, perché all’imprenditore che ha effettuato il pagamento in contanti verrebbe chiesta la provenienza di tali somme.

Allo stesso modo, per il prelevamento o versamento di contanti presso gli istituti di credito, è possibile effettuare operazioni in contanti in banca (oltre ai 3.000€ e fino ai 15.000€) senza segnalazione automatica, ma è altrettanto vero che gli intermediari finanziari sono obbligati a comunicare il ricorso frequente o ingiustificato ad operazioni in contante anche se non in violazione dei limiti previsti.

Vi sono alcune tipologie di attività dove è normale vi siano versamenti in banca o pagamenti ai fornitori per contanti (basta pensare ad esempio ai commercianti al dettaglio o alle attività di ristorazione), ma nella maggioranza dei casi i movimenti in contanti oltre i limiti di legge sono considerati sospetti (anzi, con il nuovo limite di 3.000€, anche operazioni sotto soglia potrebbero essere sospette se non considerate normali per il tipo di attività svolta). Basta pensare ad un imprenditore che svolge attività solo con altre imprese (attività B2B): come potrebbe giustificare in banca un versamento in contanti di 5.000€ ? (ma anche di soli 2.500€ !).

Il segreto sostiene infine che il limite dei movimenti in contanti sul conto corrente è relativo e che un buon rapporto con il direttore di banca aiuta a superarlo. Purtroppo al giorno d’oggi i direttori delle filiali delle banche hanno sempre minore autonomia ed anche loro sono soggetti a ispezioni e audit interni e a verifiche in materia di antiriciclaggio, e pertanto, anche e lo volessero, non potrebbero aiutare l’imprenditore “disinibito”.

È opportuno ricordare agli imprenditori “disinibiti” che vogliano avvalersi del segreto che, in caso di controllo, i pagamenti di fatture in contanti o i versamenti di contanti in banca (anche sotto i limiti di legge) possono essere considerati proventi in nero se non ne viene giustificata la provenienza e che i prelevamenti di contanti ingiustificati dai conti correnti possono essere considerati pagamenti in nero.

Agli imprenditori “disinibiti” che si ritengono non a rischio di controlli o verifiche (magari perché hanno redditi elevati) è opportuno ricordare che in questi ultimi tempi si sono moltiplicati i controlli per le comunicazioni polivalenti (cosiddetto “spesometro”). Quindi una semplice incongruenza di una fattura comunicata da un proprio cliente o fornitore può far si che questo documento (insieme a tutte le altre fatture emesse e ricevute di quell’anno) finiscano in mano all’Agenzia delle Entrate, che chiederà sicuramente conto dei pagamenti in contanti oltre soglia.

Da sottolineare infine come questo “segreto” non porti di per sé ad alcun risparmio fiscale, ma semplicemente serva ad agevolare le transazioni in contanti esponendo comunque l’imprenditore a controlli e sanzioni. Ma se i contanti provengono dal “nero”, un loro utilizzo per pagare regolari fatture presuppone un loro ingresso nella sfera “ufficiale” della contabilità aziendale, che non è cosa sempre possibile o agevole, specie per chi è in contabilità ordinaria.

A cura di Guido Koch – ODCEC Bologna