Il segreto n.49 dell'escapologia fiscale

Evviva la black list SEGRETO “se proprio vuoi continuare a tenere capitali all’estero e sei un cittadino residente in Italia, almeno scegli la Black List . Se vuoi una maggior tutela, metti i tuoi soldi in una società di diritto estero, residente presso uno dei Paesi della stessa lista, e schermala con un terzo soggetto”. COMMENTO L’apodittica interpretazione del Segreto, porterebbe il contribuente a “schermare” i propri capitali in Paesi c.d Black List, ignaro però della sua illecita conduzione, attraverso una “semplice” ed indolore intestazione fittizia ad un soggetto terzo. L’operazione testé descritta, quindi, al fine di avere un risultato sperato, deve porsi in essere in assoluta clandestinità al grande occhio degli enti preposti al controllo. Da ciò si evidenziano due importanti elementi che emergono dalla lettura anche sommaria di un occhio minimamente esperto:
  • non vi sono indicazioni circa le modalità da seguire per portare tali capitali all’estero;
  • ancorché presenti tali soluzioni le stesse sarebbero contrarie alle normative vigenti.
Oltre ad essere ardua, tale operazione è impossibile che rimanga inosservata e penalmente rischiosa. Vengono date delle indicazioni generiche senza alcun esempio concreto; è opportuno chiarirne alcuni aspetti fondamentali. Il cittadino italiano che detiene capitali all’estero “non dichiarati” e non ha aderito alla voluntary disclosure, che è la procedura che permette di regolarizzare le attività detenute illecitamente all’estero, seguendo tali indicazioni dovrebbe quindi spostare i propri capitali in uno dei paesi della Black List. Qui il “segreto” si commenta da solo sia perché l’elenco dei paesi non è assolutamente aggiornato (la maggior parte in elenco fornisce già tutte le informazioni o le fornirà a breve), sia perché non vengono indicate le modalità di spostamento di tali capitali dal paese White (che trasmette le informazioni bancarie all’amministrazione finanziaria italiana ) al paese Black (che non le da). L’operazione è dunque facilmente verificabile: il primo paese ha già trasmesso le informazioni fiscali! Seconda considerazione ( ovvia ): quale tutela avrebbe l’imprenditore “disinibito” ad affidare i propri capitali ad una società di diritto estero schermandola con un terzo soggetto ? Anche qui le indicazioni sono ancor più vanesie ed allora si prospettano due possibili scenari:
  • il primo è che per schermatura di un terzo soggetto si intenda “intestazione fittizia” e non si evince alcuna disinibizione, ma idiozia, nel restare residenti in Italia. Intestare (perché di questo si tratta) ad un estraneo “estero- black” i “capitali” e non poterne disporre direttamente, può equivalere a non averli . Se poi l’investitore italiano dovesse venire a mancare, gli eredi avrebbero non poche difficoltà a vantare diritti su patrimoni intestati a terzi. Ulteriore considerazione è nel rischio che i ripetuti viaggi all’estero (per gestire gli investimenti) destino sospetto alla nostra Amministrazione Finanziaria. Logica conclusione è che è incompatibile con tutto questo scenario la permanenza della residenza in Italia.
  • Secondo scenario è quello che per “schermatura” di terzi si intenda il ricorso alla Società Fiduciaria di cui, nel “segreto”, non si fa espressa menzione .

Orbene, non si può far riferimento alle fiduciarie italiane (soggette agli obblighi di comunicazione all’Anagrafe Tributaria), bensì a quelle impenetrabili estere (tipo lo studio Mossack Fonseca di Panama i cui clienti si ritrovano in mezzo ai Panama Papers, tanto per ricordarne uno degli ultimi).

In conclusione diventa difficile la coesistenza di “cittadino residente in Italia”, “detenzione capitali illeciti all’estero” e “schermatura terzo soggetto” con questa approssimazione e confusione.

Dulcis in fundo, e riporto testualmente: “Dobbiamo sapere che le nuove normative sui capitali detenuti all’estero….senza dichiararli opportunamente…..è un REATO penale”. Anche questa rivelazione è tanto banale quanto scontata. Reato è per definizione penale, il che rende superfluo l’uso della qualificazione ( cit. Treccani). A beneficio del lettore tra i reati possibili vi sono il riciclaggio e l’autoriciclaggio.

A cura di Sonia Cannizzaro – ODCEC Reggio Calabria