Il segreto n.50 dell'escapologia fiscale

Cosa hai da perdere in Italia?

SEGRETO In questo “segreto” si spiega che un soggetto nullatenente, o una società di capitali, non hanno nulla da temere dal fisco, eccezion fatta per gli illeciti penali. Il soggetto nullatenente, in quanto tale, non ha nulla da temere. La società, invece, potrebbe essere messa in liquidazione ed estinguersi, salvo poi aprirne un’altra e ricominciare daccapo.

COMMENTO Il “segreto” è conosciuto sia dagli “addetti ai lavori”, sia dagli stessi imprenditori, per cui, può essere definito in ogni modo, ma sicuramente non è un segreto.

L’autore, prudenzialmente e diremmo assai opportunamente, esclude dal novero delle conseguenze le condotte penali, che inevitabilmente si potrebbero configurare in caso di dimostrato dolo nell’esecuzione di tali operazioni. Al di fuori di tali fattispecie, non vi sono, né d’altronde viste le fattispecie potrebbero esserci, rilievi di legittimità da contestare ma appare quasi impossibile evitare di incorrere nei reati di truffa (640 CP) o di insolvenza fraudolenta (641CP).

Ma il problema si pone dal punto di vista della deontologia professionale, a cui un commercialista è tenuto a conformarsi almeno quanto faccia per la legge generale. Al riguardo, si citano alcuni articoli che renderanno stridente anche ad un lettore poco attento il contrasto tra i “segreti” enunciati e un professionista di rispetto. – Articolo 8 Competenza, diligenza e qualità delle prestazioni 1. Il professionista è tenuto a (….) assicurare ai suoi clienti l’erogazione di prestazioni professionali di livello qualitativamente elevato, con diligenza e secondo le correnti prassi e tecniche professionali e disposizioni normative. – Articolo 11 Comportamento professionale 1. Il comportamento del professionista deve essere consono alla dignità, all’onore, al decoro e all’immagine della professione (….). 2. (….) 3. Il professionista deve adempiere alle disposizioni dell’ordinamento giuridico di volta in volta applicabili ed astenersi da qualsiasi azione che possa arrecare discredito al prestigio della professione e dell’Ordine al quale appartiene.

Si può senz’altro concludere che tali “segreti”, oltre ad avere poco di “segretezza”, contrastano con gli obblighi di diligenza imposti dal codice deontologico, sicché colui il quale avallasse certi comportamenti non potrebbe essere considerato un soggetto a cui affidare i propri affari, nell’esclusivo interesse dell’imprenditore.

A cura di Danilo Sciuto – ODCEC Catania