Il segreto n.56 dell'escapologia fiscale

Debiti/crediti e cause civili.

SEGRETO In questo segreto – finalmente – l’Escapologo inizia ad affrontare il tema delle politiche di bilancio e, dopo aver elencato ben sette modalità con cui si possono estinguere le partite contabili di debito/credito, ci spiega quale debba essere preferita dall’imprenditore “disinibito” e perché.

COMMENTO Iniziamo subito da basi solide: il bilancio deve “quadrare”. Ciò non significa che esso debba assumere una forma geometrica regolare ma che, nella rappresentazione dei singoli fatti di gestione, ad una variazione economica corrisponda una variazione finanziaria. Tutto ciò in quanto in occasione di un’operazione di acquisto di fattori produttivi il sostenimento del costo comporterà la rilevazione di un debito così come, specularmente, la cessione di beni o servizi darà luogo a ricavi in corrispondenza dei quali verrà rilevato un credito. In altre parole, dopo aver effettuato la rilevazione di tutte le operazioni afferenti un periodo amministrativo, la differenza tra ricavi e costi riportati nel conto economico dovrà corrispondere alla differenza tra attività e passività (e netto) dello stato patrimoniale. Ma quello che tutti non sanno ma che l’Escapologo per fortuna ci rivela è che le poste di credito e debito non sempre trovano la loro regolazione mediante un movimento di denaro!

Per giungere alla rivelazione del segreto però, l’autore la prende alla lontana, ed elenca “ben 7 modi per chiudere le partite contabili” dedicando particolare attenzione all’incasso dei crediti.

Il primo metodo, il più facile di tutti, consiste nell’incassare il credito o nel pagare il debito, comportamento che non si presta ad alcuna manovra.

Il secondo metodo – la compensazione – può essere adottato quando le parti in presenza di reciproche posizioni di debito/credito formalizzano per scritto la volontà di estinguerle.

Con il terzo metodo – l’accordo stragiudiziale – partendo dall’assunto che il debitore abbia subito un danno, si estingue l’obbligazione al netto del valore di quest’ultimo; ovviamente il tutto scritto e sottoscritto su un bel pezzo di carta. Non sia mai che a quei malfidati dell’Agenzia delle entrate venga il sospetto che tra le parti ci sia un intento fraudolento!

Il quarto metodo è quello che certamente i commercialisti consigliano al solo scopo di assumere una posizione tanto rassicurante per loro quanto dannosa per l’imprenditore “disinibito”. Il metodo consiste nella inutile pratica di citare in giudizio il debitore inadempiente con l’ovvia conseguenza non solo di non riuscire a recuperare il proprio credito ma anche di dover sostenere le spese legali comprensive di non ben chiari “diritti di segreteria”. Così son buoni tutti!

Il quinto metodo mediante il quale è possibile estinguere un credito consiste nella sua cessione a terzi. Si tratta di attività insidiosa – se, come lascia intendere l’Escapologo, la cessione è fatta per dissimulare un’operazione illecita – ed in ogni caso costosa. Per chiarire il metodo vengono fatti alcuni esempi uno dei quali, lungi dall’essere consigliato, ancorché descritto in dettaglio, assomiglia molto ad una truffa.

È il sesto metodo, però, quello che racchiude il vero segreto posto a beneficio di tutti gli imprenditori “disinibiti” che non intendono subire oltre al danno di non riuscire a recuperare il credito anche la beffa di dover pagare il compenso per una prestazione professionale inutile.

Niente di più semplice che “emettere una nota di credito a totale storno dell’importo fatturato” in modo da poter recuperare immediatamente l’iva riducendo nel contempo la base imponibile e, conseguentemente, la tassazione diretta che ne discende.

È appena il caso di segnalare che l’Escapologo, senza bisogno di citare alcuna norma di natura tributaria, civile e penale, riconosce come questo comportamento, in assenza dei requisiti richiesti dalla legge, sia una pratica illecita e pericolosa sebbene lasci intendere quanto sia efficace, soprattutto nel caso in cui l’Agenzia delle entrate non effettui controlli.

Ciò nonostante, in presenza di crediti di difficile esigibilità, conclude ricordando al lettore che il segreto testé rivelato “è l’unica strada che gli permette di salvarsi dalla beffa (visto che ormai il danno è già assodato) … (e) … fin quando non arriverà il controllo dell’Agenzia (se se ne accorgerà), l’azienda ha recuperato tutto il recuperabile, quadrando il suo bilancio”.

A questo punto l’Escapologo si fa prendere la mano e, solo a beneficio degli imprenditori più esperti, introduce due varianti:

– esponendo la prima variante, correttamente, ricorda che se l’operazione compiuta consiste in una prestazione di servizi non vi è motivo di emettere la fattura prima dell’incasso del corrispettivo, essendo sufficiente l’emissione di una semplice nota – definita fattura proforma – che riassuma i dati dell’operazione senza che ne discenda alcun obbligo di versamento dell’IVA che verrà successivamente addebitata in via di rivalsa. Ma cosa accadrà se il cliente non provvederà ad effettuare il pagamento? Non fatelo sapere a nessuno ma sarà sufficiente “distruggere” la fattura pro forma per evitare tutti gli inutili adempimenti che gli imprenditori “inibiti” mettono in atto; dimenticando di segnalare che, anche in questo caso, il bilancio quadra.

– con la seconda variante l’Escapologo osserva che, se il credito da incassare ha assunto un valore significativo oppure se il debitore ha ancora qualche possibilità di essere aggredito, non vale la pena di emettere la nota di credito ma merita fare una causa. Tutto questo in quanto maggiore è l’importo da recuperare facendo ricorso a pratiche illecite, maggiore sarà la probabilità di vedersi contestato il reato. In questo caso però, al fine di evitare la beffa di dover sostenere i costi per una adeguata assistenza legale, sarà sufficiente dotarsi di adeguata copertura assicurativa.

Che dire? Raramente accade di leggere una tale accozzaglia di banalità mischiate ad imprecisioni apparentemente finalizzate all’istigazione a mettere in atto comportamenti spesso oltre la soglia del codice penale ignorando i più elementari principi contenuti, tra gli altri, nell’art. 26 del D.P.R. 633/72, negli art. 101 e 109 del D.P.R. 917/86 nonché nel principio contabile OIC 15.

Dimenticavo, il settimo metodo prevede che, quando un credito è perso debba essere mandato a perdita, e tutto quadra. È chiaro?

A cura di Marco Marchi – ODCEC Lucca