Il segreto n.58 dell'escapologia fiscale

Come pago me stesso?

SEGRETO In questo «segreto» l’escapologo indica la soluzione della Holding quale panacea per tutti i mali. In tale società farebbe confluire in ultima istanza, compensi e spese personali.

COMMENTO L’escapologo , dopo aver miscelato vari reati e banalità negli altri segreti, giunge alla soluzione principe: la Holding.

Già mi immagino baristi, tabaccai, artigiani e piccoli commercianti alle prese con questa soluzione, ma vorrei andare oltre.

L’escapologo sostiene che tutti gli imprenditori di successo hanno una holding per motivi fiscali: in realtà massimamente viene fatta per gestione degli assetti proprietari, per esigenze gestionali, per esigenze finanziarie e per asset protection, ma per l’escapologo assume rilievo solo per motivi fiscali. La confusione in merito alle Holding regna sovrana (e stavolta neanche rimanda al solito link della nota rivista di dottrina Wikipedia), sfuggendo addirittura un vero motivo fiscale per il quale vengono usate, la partecipation exemption, vale a dire la possibilità di avere la detassazione del 95% del capital gain su partecipazioni detenute da più di un anno in società operative ed iscritte in immobilizzazioni finanziarie.

Che delusione! Proprio questo non dice.

Come non affronta la dividend exemption, vale a dire la tassazione al 5% dei dividendi solo ai fini IRES. Altra delusione.

Dopo queste delusioni (quasi da chiedere il rimborso del prezzo pagato) l’escapologo afferma che: “L’unica particolarità delle loro Holding è che non assumono MAI rischi imprenditoriali” come se non fosse notorio che il rischio imprenditoriale è connesso all’attività d’impresa e che la maggior parte delle Holding rilascia garanzie a favore delle controllate!

L’escapologo individua le fonti di ricavo e anche qui cade sui soliti rischi di reato:

– Le consulenze possono essere fatturate SOLO ed ESCLUSIVAMENTE se vi è un rapporto sottostante; quindi fatturando una consulenza non fatta si rischia di finire dietro le sbarre (come noto senza soglie minime di punibilità, ma anche per un solo Euro!).

– Gli utili non distribuiti non vengono tassati in capo al socio e rimangono dentro la Holding (come dentro qualunque altra società) quindi è come sostenere che l’acqua è umida!

– Tutti gli acquisti di beni personali nella contabilità scontano i soliti problemi che affliggono tutta l’opera ma voglio ricordare che vanno comunicati all’Anagrafe tributaria i dati dei soci – comprese le persone fisiche che direttamente o indirettamente detengono partecipazioni nell’impresa concedente – e dei familiari dell’imprenditore, che hanno ricevuto in godimento beni dell’impresa, qualora ci sia una differenza tra il corrispettivo annuo relativo al godimento del bene e il valore di mercato del diritto di godimento e detta differenza viene … tassata in capo agli utilizzatori! Per coloro che ricevono in godimento i beni aziendali infatti sorge un reddito diverso determinato confrontando il minor corrispettivo pattuito e il valore di mercato del diritto di godimento, mentre in capo all’impresa concedente i beni in godimento, i costi sostenuti per il bene dato in godimento a valori inferiori a quelli di mercato sono indeducibili.

L’escapologo inciampa e cade sull’ABC finendo per dimostrare che non conosce neanche le società di comodo (per cui rimanda veramente a Wikipedia) sostenendo che basta fatturare a tre clienti diversi, affermazione assolutamente priva di pregio, dato che la società di comodo afferisce a tutt’altro e richiede un minimo di ricavi per dimostrare l’operatività della stessa, con molte altre eccezioni tra cui non si annovera il minimo di clienti!

A cura di Stefano Capaccioli – ODCEC Arezzo