Il segreto n.9 dell'escapologia fiscale

Hai deciso di comprare casa? La ristrutturazione la paga l’azienda

SEGRETO Questo è il “segreto” con il quale si “svela” come far pagare all’azienda la ristrutturazione della propria abitazione, mentre la maggioranza paga di tasca propria il costo della ristrutturazione e gode poi, dei miseri benefici fiscali dell’operazione, l’imprenditore “disinibito”, invece che fa? Compra casa, l’affitta, poi la società dichiara l’apertura di una seconda sede esegue tutti i lavori di ristrutturazione, ammortizzandoli come “migliorie sui beni di terzi” e recupera l’IVA

COMMENTO In realtà il “segreto” è già in parte autocommentato dall’autore forse in una sorta di tentativo di disconoscerne la validità, una sorta di excusatio non petita a prevenire la temuta accusatio manifesta.

Dai quattro conti che egli stesso fa, la maggioranza avrebbe un beneficio fiscale di 48.000 e a fronte dei 46.500 € del “disinibito”, che però detrae anche l’IVA. Si ma poi il “disinibito” deve anche dichiarare il reddito derivante dalla locazione (non dall’affitto, dalla locazione ) e dulcis in fundo il “disinibito” deve stare pure attento a non dichiararsi come residente in quell’immobile, altrimenti per lui sarebbe un fringe benefit con tutte le conseguenze fiscali e previdenziali che ciò comporta.

Anche la conclusione “Chiaro che Luigi abbia dovuto prima di tutto convincere il proprio commercialista a predisporre ed utilizzare un contratto di questo genere, ma questo fa parte delle competenze di un imprenditore disinibito «che si rispetti»!” è autoreferenziale.

Non è possibile neanche prendere in considerazione un suggerimento di risparmio fiscale che non ne contempli la legalità e che è infarcito di finzioni giuridiche volte solo a far credere che si possa risparmiare sul carico tributario.

Dov’è la furbizia del “disinibito” nel cercare di recuperare poco più di quanto potrebbe, invece, lecitamente recuperare, sì, è vero, in dieci anni ma con la granitica certezza che quel risparmio rimarrà nelle sue tasche? Non vedo furbizia, vedo solo l’ingenua convinzione di poterla fare franca in una babele di carte e contratti su cui neanche il meno accorto dei verificatori potrebbe soprassedere o non rendersi conto della finzione, con l’unico risultato di rimetterci il risparmio, le sanzioni, gli interessi e la contribuzione previdenziale, oltre, naturalmente, la perdita del reale e legale beneficio spettante.

Qui non parliamo d’imprenditori “disinibiti”, parliamo di “giocatori d’azzardo”: è un giocatore, non un imprenditore chi non pianifica le proprie attività sul (almeno) medio periodo è un giocatore poco accorto, ingenuo, propenso al rischio insito nel gioco d’azzardo e ignorante del fatto che raramente il banco perde. Ma questo lo sa anche l’estensore del consiglio, il quale, nella premessa dice che “non è un ottimo investimento comprare casa” … “chapeau” risponde il commercialista (quello vero) … meglio non comprarla la casa sapendo che prima o poi questa volerà verso le braccia di Equitalia.

A cura di Daniele Arisi – ODCEC Latina