Pianificazione fiscale internazionale

In tutti gli Stati l’evasione e l’elusione fiscale sono due concetti molto ben distinti: l’evasione è illegale, fraudolenta e contro le norme di legge; l’elusione, invece, opera nei limiti della legge, ma i risultati fiscali ottenuti tramite essa non rientrano negli scopi prefissati dal legislatore. Stando a quanto riportato da un rapporto dell’OCSE, le azioni che prendono il nome di evasione fiscale sono quelle attuate dal contribuente non rispettando le norme di legge e, ancora di più, con l’intenzione di eludere il pagamento delle imposte. Si ha quindi un’evasione nel momento in cui non si possa determinare l’obbligo fiscale di un contribuente perché, in qualche modo, non rispetta le norme imposte dalla legge. Succede quindi che il contribuente, anche se si è stabilito il suo debito fiscale nei confronti dello stato, non adempie al pagamento o addirittura non sia possibile accertare i fatti e gli eventi per cui questo obbligo vada eseguito. Bisogna però distinguere le varie omissioni di evasione fiscale, a seconda del loro grado di serietà. Un contribuente, ad esempio, può sia non presentare le dichiarazioni fiscali, che rilasciarle false o emettere fatture non veritiere. Nel caso di omissione di questi obblighi legali, si possono prevedibilmente intuirne le conseguenze, che sono regolamentate dalle leggi fiscali. D’altronde questa violazione può essere una frode fiscale. La frode è punibile per legge, essendo un tipo di evasione per cui volontariamente s’intendono presentare delle dichiarazioni o dei documenti falsi, o simulando delle operazioni. Più difficile da definire, se paragonata all’evasione, è l’elusione fiscale. Essa, infatti, non viola effettivamente le regole legali ma limita o riduce l’obbligazione fiscale facendo uso di misure assolutamente legali. Comunque sia l’elusione fiscale ha una definizione variabile da Stato a Stato, questo perché oltre che dipendere dalla sua forma, si basa principalmente su come le autorità fiscali si approcciano a questa materia e a come l’opinione pubblica e i giudici fiscali la intendono, variando nel tempo e nei diversi Stati. Dando un’occhiata ai redditi personali e alle relative soluzioni di risparmio fiscale, i trattati internazionali sono abbastanza chiari sulla posizione fiscale che una persona deve seguire. Quasi tutte le convenzioni che sono contro le doppie imposizioni riportano formule, simili alla seguente: Viene considerata residente in uno Stato e quindi a lui soggetta fiscalmente, la persona fisica che ha un’abitazione permanente in quello Stato. Se dispone di più abitazioni permanenti in più Stati, si considera residente nello Stato contraente in cui svolge le proprie relazioni personali ed economiche più strette (ossia il centro dei suoi interessi vitali). Se non si riesce a determinare qual è lo Stato contraente in cui questa persona svolge i suoi interessi vitali, o se non possiede alcuna abitazione permanente in nessuno degli Stati contraenti, si stabilisce come Stato contraente quello in cui detta persona vi soggiorna normalmente. Ancora, se questa persona soggiorna normalmente in tutti gli Stati contraenti o in nessuno di essi, si considererà residente nello Stato contrante relativo alla sua nazionalità. Infine, se questa persona ha la nazionalità di entrambi questi Stati contraenti o non ha la nazionalità di nessuno dei due, saranno le autorità degli Stati contraenti che, di comune accordo, risolveranno la questione. La legislazione fiscale della maggior parte degli stati industrializzati segue questa interpretazione relativa al domicilio fiscale di una persona fisica. Ecco perché se una persona fisica cerca un escamotage per un risparmio fiscale sui suoi redditi, la strada del trasferimento fittizio del suo domicilio si rivela inutile. Un esempio di quanto sia poco pratica questa “soluzione” ci arriva dai recenti casi di persone famose che avevano trasferito apparentemente la loro residenza nel Principato di Monaco. Le possibili soluzioni possono quindi essere due: 1) Un reale cambio di residenza, di tutti i propri interessi e di tutto ciò che riguarda le decisioni economiche in un luogo più favorevole sotto il profilo fiscale. 2) Passare il reddito di una persona fisica ad una persona giuridica che verrà fondata, incorporata e registrata in un luogo fiscalmente più favorevole. Questa è l’opzione più semplice e, se si rispettano tutte le norme formali, anche la più affidabile. Bisognerà solo capire quali sono i redditi da trasferire dalla persona fisica al soggetto giuridico. Se non sono presenti delle norme specifiche contro l’elusione fiscale, in campo internazionale la pianificazione fiscale è gestita da fattispecie relative alla produzione e allocazione del reddito. Nello specifico, gli elementi a cui si farà riferimento sono:
  • la formazione del reddito, si sceglierà quindi dove localizzare delle basi imponibili nuove o diverse negli Stati in cui la tassazione è minore o in cui c’è l’applicazione di regimi favorevoli e privilegiati.
  • l’abbattimento del reddito, quindi si aumenteranno i costi deducibili che si potranno allocare in Stati ad alta tassazione e la base imponibile in quelli a bassa tassazione per ottimizzare le deduzioni e le esenzioni
  • la diversione del reddito, spostando quindi i redditi dagli Stati con la tassazione più alta a quelli con tassazione più bassa.oppure, ancora, combinando i vari punti visti sopra.
La formazione del reddito Ai fini della formazione del reddito, si farà affidamento agli strumenti fiscali più adatti e convenienti in un determinato Stato svolgendo così un’attività economica che generi il reddito in questo Stato. Nello specifico, questo avviene utilizzando la forma giuridica che più si adatta nello svolgimento dell’attività, ossia bisognerà scegliere tra una branch o una società sussidiaria. Sempre riguardo la pianificazione fiscale relativa alla formazione del reddito, le società holding si scoprono un buon mezzo di esecuzione delle politiche pianificate. Paragonando una branch ad una società sussidiaria si noterà che normalmente i vantaggi fiscali più evidenti sono: se la branch realizza delle perdite operative potrà dedurle da parte della casa madre, mentre normalmente una società sussidiaria non le può trasferire alla società madre non viene applicata nessuna imposta indiretta quando si conferisce il capitale di una branch dal punto di vista fiscale una branch può effettuare un rimpatrio degli utili in maniera più economica rispetto a quanto avviene nella distribuzione dei dividendi, questo perché normalmente non viene applicata nessuna ritenuta sulla distribuzione degli utili che può essere simile alla ritenuta che viene applicata ai dividendi. Questo avviene salvo che lo Stato della fonte non intenda applicare una brach profit tax, cosa che ad esempio viene applicata negli Stati Uniti. In generale gli svantaggi più importanti sono: in certi casi viene applicata una branch profit tax che, in alcuni Stati, non può essere riducibile sulla base dei trattati;. può verificarsi una particolare imposizione quando si costituisce la branch. non si possono dedurre i pagamenti versati a favore della casa madre, come ad esempio nel caso di interessi e royalties; generalmente queste deduzioni vengono riconosciute nel caso di società sussidiarie tranne nel caso in cui rientrino nell’ambito di applicazione di specifiche norme contro l’elusione. L’uso che viene fatto delle holding companies è quello di strumento di pianificazione fiscale poiché si può usufruire di caratteristiche specifiche che portano un risparmio di imposta ai fini fiscali. Nello specifico, a queste holding companies si applicano dei regimi appositi per la tassazione dei dividendi percepiti (quali il riconoscimento di esenzione o il credito sulle imposte indirette) e delle plusvalenze che si possono realizzare vendendo le partecipazioni, dilazionando nel tempo i pagamenti delle imposte dovute, il poter riportare le perdite, poter applicare un’aliquota ridotta sulle ritenute in applicazione dei trattati, e le condizioni che si qualificano per l’applicazione delle misure di riduzione della doppia imposizione. Le headquarter company sono un altro veicolo usato per ottimizzare i profitti: si tratta di un gruppo di società straniere che forma e mantiene un centro di affari, supervisionando e coordinando quanto avviene nelle sussidiarie di gruppo e nelle organizzazioni stabili, sia in un luogo ben preciso che a livello mondiale, senza però che venga direttamente coinvolta nella direzione e nelle decisioni da prendere del gruppo. Certe volte è però difficile capire il profitto di queste società data la natura dei servizi e le correlazioni di gruppo. Quindi l’utile viene normalmente determinato con il metodo detto cost-plus, ossia si computano gli utili tassabili come percentuale dei costi che la società deve sostenere. Questa percentuale, in alcune giurisdizioni, è previamente concordata dalle autorità fiscali. Un esempio su tutti: in Belgio i co-ordination centres sono stati spesso scelti per questo scopo, ma questo regime preferenziale, dopo che l’Unione Europea ha intrapreso delle azioni a riguardo, non esisterà più a partire dal 1° gennaio 2011 L’abbattimento del reddito Per determinare la tecnica della cosiddetta “erosione della base imponibile” (“tax base erosion”) si fa riferimento ai differenziali di aliquote a cui le unità delle imprese multinazionali sono soggette negli Stati in cui risiedono. Questa tecnica ha meccanismi differenti, ma generalmente si risolve con l’“estrazione” di utili al lordo delle imposte dai Paesi con una fiscalità comparativamente più elevata a Paesi con una fiscalità (comparativamente) più ridotta, tramite la deduzione dei costi fiscali (come interessi, royalties, fees) in uno Stato e la tassazione dei ricavi in un altro Stato. Molte società sono incaricate di incanalare questi flussi all’interno del gruppo (società finanziarie e holding, cosiddette “licensing companies”, “captive insurance companies”). Logicamente più è elevato il differenziale di aliquote, più alto sarà il trasferimento di utili; vi sono però delle limitazioni che riguardano queste tecniche come le normative in materia di prezzi di trasferimento. Per attuare un’erosione si possono generare i costi (interessi, royalties, fees), tramite strutture dette “comissionaire”, ossia con tecniche di acquisizione con indebitamento (cosiddette “leweraged buy-out”, LBO). Quando si generano dei costi in uscita il soggetto che si trova in un Paese ad elevata fiscalità deve corrispondere i costi ad un soggetto che si trova in un Paese a ridotta fiscalità. Nella struttura “comissionaire” si creano, tramite strumenti contrattuali, dei centri di costo nei Paesi ad elevata fiscalità formati da controparti che svolgono delle attività manifatturiere per conto di terzi, e questi soggetti deducono dei compensi in Paesi ad elevata fiscalità riducendo la base imponibile di colui che svolge l’attività manifatturiera; vi sono però delle limitazioni per queste strutture che provengono dall’applicazione delle norme sui prezzi di trasferimento se queste operazioni avvengono infra-gruppo. Un veicolo della acquisizione detto “special purpose vehicle”, nelle acquisizioni con indebitamento, acquisisce una società terza detta “Target” e viene indebitato per poter finanziare l’acquisizione e riuscire così ad ottenere il cosiddetto “effetto leva” offerto dallo “scudo fiscale” ossia la deducibilità del servizio del debito; oltre tutto i flussi di oneri finanziari sono formati per essere in grado di massimizzare l’effetto congiunto di deducibilità dei componenti negativi e per una tassazione più bassa dei componenti positivi. Le acquisizioni con indebitamento hanno dei vantaggi fiscali che sono limitati: dalla normativa fiscale sulla capitalizzazione sottile, dal pro rata patrimoniale, dalla normativa sui prezzi di trasferimento e dalle norme generali anti-elusione. L’erosione può avvenire anche tramite strumenti ibridi; in certi casi di arbitraggi fondati su strumenti finanziari ibridi, i costi “in uscita” possono essere dedotti mentre i proventi “in entrata”, che si trovano sotto il regime di participation exemption, ne sono esenti; tempo fa in Italia si ricorreva al contratto di associazione in partecipazione per poter erodere la base imponibile, ma dopo l’intervento di norme apposite non è stato più possibile. La diversione dei redditi, ovvero “profit diversion” Per l’allocazione di redditi in Stati diversi, si utilizzano normalmente strumenti di pianificazione come le holding companies e altre base companies intermedie. Sia le holding che le base companies vengono posizionate negli Stati che hanno dei regimi fiscali più favorevoli, fra cui la participation exemption, o negli Stati dove la tassazione è bassa o addirittura nulla. Prima queste holding companies erano molto spesso costituite negli Stati dove la tassazione era bassa e rientravano sotto il regime detto “off-shore”. L’utilizzo di queste società holding però era uno svantaggio in quanto non si poteva beneficiare dei vantaggi dovuti alla riduzione delle aliquote applicate sulle ritenute dei redditi che gli investimenti offrivano, questo perché normalmente gli Stati con una tassazione bassa non concludono trattati fiscali. Ultimamente questi centri off-shore hanno perso di importanza a causa del venir meno di determinati regimi fiscali dopo che l’OCSE e altre organizzazioni internazionali hanno intrapreso delle iniziative a tale riguardo. Oggi per quanto riguarda la pianificazione fiscale internazionale sono utilizzate di più le società holding off-shore a cui vengono applicate le normative anti-elusive. Sempre parlando di pianificazione si possono utilizzare società dette sham o shell companies che non sono realmente esistenti, come le società di corrispondenza dette letterbox companies o le società domiciliate dette domiciliary companies. Si può inoltre effettuare una diversione del reddito quando vi è attività di commercio. Facendo un esempio: una società che produce auto negli Stati Uniti, vendendole però negli Stati europei, opera attraverso grossisti in questi Stati tramite una società trading ubicata in un paradiso fiscale. Questa società di trading riceve una parte del reddito che proviene dalle vendite. Va ricordato però che questa forma di pianificazione è posta sotto la normativa del transfer pricing.